Geremia:
Profilo dell'attore e del suo mondo
Conosciamo Ciccio (si è pregati di trovargli un altro nome…)
Il ragazzo ha circa 27 anni, moro, alto, ben curato, leggermente abbronzato… quello che si potrebbe definire un “fighetto”, se non fosse per una strana luce – incomprensibile, folle – che brilla di tanto in tanto nel suo sguardo. È metodico, razionale, forse cinico, pur essendo una persona vispa, dalla battuta pronta, che si atteggia a individuo tenace, ambizioso, anche se in realtà non ha mai dovuto “sudare” troppo, essendo figlio della media borghesia.
Dotato di giudizio critico, egli lo ha spesso messo a tacere accontentandosi della strada che altri (la famiglia? La società?) gli avevano indicato. Forse per non deludere i suoi genitori, buona parte delle sue azioni e dei suoi pensieri lo spingono a compiere quei passi – e solo quelli – che possano garantirgli l’affermazione professionale e sociale.
Nondimeno, è un tipo che sa quando staccare, divertirsi: con gli amici, con le donne, qualche canna di troppo e una scarsa, scarsissima predisposizione all’alcool.
È vanitoso, anche se il suo abbigliamento è privo di eccessi, di fronzoli: preferisce un solo particolare estroso, piuttosto che addobbarsi a carnevale.
Noi lo incontriamo appena uscito dal mondo dorato, sicuro, degli studi universitari. Trovato un avvocato da cui far pratica, lo vediamo uscire tutti i giorni dalla sua abitazione sprizzante energia ed entusiasmo; la sua divisa da lavoro consiste in abiti tinta unita (sul grigio in tutte le sue gradazioni) o gessati, cui abbina camice e cravatte poco vistose… i tocchi di ricercatezza si concentrano sulla pochette rosso vivo che svolazza più del dovuto dal taschino della giacca e sulla cintura in pelle nera con grossa fibbia cromata in argento dal gusto anni ’70. Inseparabile la valigetta portadocumenti in pelle marrone invecchiata.
Spesso, uscito da lavoro, durante il percorso si sbottona il colletto e si allenta la cravatta e telefona ad amici per organizzarsi la serata. Col tempo, il suo senso critico emerge e lo porta a ragionare sulla pochezza, sulla meschinità del mondo lavorativo, troppo diverso da come lo aveva immaginato: in un primo tempo questi pensieri lo deprimono e soprattutto sulla strada del ritorno – abbandonata la maschera del giovane professionista – lo vediamo camminare sempre più curvo e depresso.
In breve tempo, questa condizione lo porterà a ripensare a come ha gestito fino a quel momento la sua vita, condannerà la sua condotta…
Come se fosse sotto ipnosi, in modo autistico, non convinto fino in fondo ma consapevole di non poter più continuare così, sceglie la via della fuga da una società che non lo fa sentire importante, “indispensabile” come vorrebbe. Vuole tentare la strada dell’annullamento, dell’assenza, vuole essere un vagabondo: è un esperimento il suo, vuole capire se può vivere anche in un modo/mondo diverso da quello che gli hanno sempre presentato…
Pavido, ma in fin dei conti anche ragionevole, ancora legato a schemi e percorsi di “questo” mondo, comprende che da solo non può farcela, si sentirebbe troppo solo e indifeso senza quella “grammatica”, quegli strumenti ed espedienti che solo “uno del mestiere” può garantirgli.
Gli viene in mente quel vagabondo che vede tutti i giorni sulla via tra il lavoro e la casa, quella via che tutti i giorni percorre come il braccio di un pendolo: regolare, metodico, monotono… Un percorso obbligato, ma quel giorno il pendolo smette di andare da sinistra a destra e da destra a sinistra, decide che è arrivato il momento per un percorso inedito, non contemplato dalle leggi meccaniche che lo hanno voluto funzionante in quel modo. È il tempo di provare l’esperimento, è il momento di incontrare Geremia, colui che fino a poco tempo prima era l’oggetto di tutti i suoi disprezzi.
Vediamo la casa di Ciccio
Ha da poco raggiunto l’indipendenza economica per cui si è stabilito in una casa che trasmetta il suo nuovo status da “non studente”: si è affittato un grazioso bilocale arredato giovanilmente, sullo stile Ikea, ma più raffinato. Lo ha illuminato con faretti e lampade dai colori ovattati ma intensi. Alcuni pezzi dell’arredamento sono vintage anni ’70 e ‘80, come alcune lampade, il divano del piccolo soggiorno,l’orologio sulla scrivania, il telefono e la segreteria telefonica, appoggiati sul comodino vicino il letto oppure sul tavolino del soggiorno. Altri sono hi-tech e contrastano quel gusto rètro. Sulla scrivania ci sono alcune sue foto (in vacanza, con gli amici, con l’ex ragazza, il giorno della laurea). Sul letto – non si sa se per civetteria o per un rigurgito di infantilismo – c’è il suo vecchio orsacchiotto di pezza. A completare la casa c’è uno stereo, una discreta collezione di dischi e cd e pochissimi libri, se si esclude la pila di codici e libri di diritto su cui ha sgobbato durante l’università. Riviste straniere sul genere The Face sono buttate un po’ ovunque. Un angolo della camera da letto è stranamente di un disordine pazzesco, contrastando l’ordine sommario del resto della casa, come se solo quell’angolo potesse ospitare tutte le sue pulsioni represse…