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Pratobello

Numerosi dei murales politici, presenti praticamente ovunque, sui muri delle case, delle fattorie, ma anche su municipi e biblioteche della Sardegna, ci narrano dell’evento da cui quel singolare fenomeno artistico così vicino all’arte sudamericana prese inizio e ispirazione: la rivolta di Pratobello.

Nella primavera del 1969 gli abitanti del paese montano di Orgosolo sfidarono lo Sato, opponendosi al tentativo di istituire su una vasta area del territorio comunale, denominata Pratobello, un poligono di tiro militare che sarebbe servito d’appoggio alle truppe italiane e Nato. Per tre giorni gli uomini, le donne, gli anziani, i giovani e gli stessi amministratori comunali occuparono l’area su cui sarebbe dovuta sorgere la base militare, circondati dalle forze dell’ordine e dai militari. Furono giorni di totale autogestione dal basso per il paese, tanto che la stessa figura del sindaco venne ridotta a quella di notaio delle decisioni popolari. Fu il governo a recedere dai suoi propositi, trasferendo le sue mire su quella che sarebbe poi diventata la base della Maddalena.

Una serie di interviste ai protagonisti della rivolta ci permetterà una rievocazione corale degli eventi, le speranze e passioni di quel periodo, analizzando l’eredità di quell’esperienza alla luce dei cambiamenti attuali.

La rivolta di Pratobello

Orgosolo è il comune della Sardegna che ancora oggi vanta il maggior numero di terre pubbliche.

Fino agli anni '70 e '80 la terra, in queste zone aspre, è stata l'unica ricchezza che ha permesso la sopravvivenza della comunità attraverso un'economia basata sulla pastorizia, la sovranità popolare decideva sull'utilizzo del bene pubblico.

Nella primavera del 1969 si insediarono nelle campagne di Pratobello, a pochi chilometri dal paese, numerosi convogli della NATO. In gran silenzio e tanta fretta iniziarono le recinzioni della terra comunale allo scopo di fare un poligono da tiro.

Questo episodio suscitò la rivolta di tutto il paese: uomini, donne, vecchi e bambini occuparono la terra e resero impossibili le esercitazioni militari, si riunirono in assemblee pubbliche permanenti ed adottarono diversi strumenti di lotta, fino alla cacciata dei militari qualche mese più tardi.

La liberazione della terra segnò la fine dell'isolamento politico del paese e lo inserì all'interno dei movimenti di liberazione del periodo. Inizia il fenomeno del muralismo politico, sulla stregua di quello sudamericano, si dedicano canzoni e balli all'evento che ha segnato la storia del paese.

Con l'ausilio di materiale audio-video, i protagonisti della rivolta rievocano gli eventi e le passioni del periodo, ricostruiscono i fatti e analizzano l'eredità di questa esperienza alla luce dei cambiamenti attuali.