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Geremia

Soggetto e primo trattamento

Mario, eterno studente, si rivolge a Geremia, l’ultimo degli hippies, alla disperata ricerca del suo amore perduto, Maddalena, giovane sarda divenuta punkabbestia dopo una bruciante esperienza con l’eroina. Qualcuno, in città, l’ha vista accompagnata da un suo giovane consimile, il siciliano Ciccio, e un maremmano bianco. E’ negli ambienti degradati frequentati da Geremia che Mario pensa di ritrovarla. Dopo alcune trattative Geremia accetta di aiutarlo, diventando di fatto la sua guida in quel mondo off.
La prima lezione, di vita da strada, consiste nel procurarsi i soldi per riempire lo stomaco e soddisfare l’enorme sete. Geremia tirerà fuori dalla sua borsetta di cuoio tutti gli attrezzi del mestiere: da un’armonica che suona con grande abilità, ai più strani manifesti per impietosire i passanti.

Mario e Geremia mangiano alla mensa della Caritas, assieme ad Andrea, uno strano pittore che conosce molto bene la vita di strada.
Dopo essersi aggirato tra i tavoli, Mario s’insinua in cucina dove domanda ai cuochi se hanno visto Maddalena.

Usciti dalla mensa i due si mettono alla ricerca di un posto dove oziare, ma si presenta subito il secondo bisogno: Mario ha necessità di andare di corpo. Dove potrà espletare tale funzione? Ricerca di un posto adeguato e soprattutto di stimoli letterari per la peristalsi.

Seguendo il consiglio di Andrea i due protagonisti si dirigono verso il Decomelart, un mercatino alternativo, popolato da elfi ed indiani padani (comunità neo-hippie).
Geremia presenta a Mario il suo amico Fabian, uno dei fondatori di quel mercatino, artigiano ex girovago di origine argentina, con una sola grande fede: il Bologna.
Proprio Fabian indica a Mario un folto gruppo di punkettoni, presumibilmente dediti allo spaccio, nella piazzetta limitrofa al mercatino.
Max uno dei più giovani spacciatori, guardando la foto di Mario, riconosce Maddalena e afferma di averla vista l’ultima volta allo street-rave di giugno. Probabilmente, continua Max, conoscendo Maddalena, non si perderà il raduno organizzato dagli elfi sui Colli, in occasione della festa della luna. 
Intanto il clima si fa leggermente “caldo” nella piazzetta e Geremia, abituato a scansare i guai, trascina via da lì Mario.

Mario e Geremia finiscono in un pub per consumare un distensivo aperitivo. I due si separano, Geremia cerca compagnia femminile e Mario incontra una vecchia conoscenza che gli parla della Festa della Luna e della leggenda di Valerio.

La cinepresa segue Mario e Geremia con occhio indiscreto nelle loro peregrinazioni urbane. Tra i portici più bui della zona universitaria Geremia si unisce al suo solito gruppo di bevute, mentre Mario ne approfitta per continuare la sua ricerca.
Su consiglio del “folletto”, che li accompagnerà con il suo inseparabile cane, i nostri decidono di raggiungere la festa della luna con l’autobus notturno.
All’interno dell’autobus Geremia intrattiene i malcapitati passeggeri con un reading delle sue poesie.

Arrivano alla festa. Mario si aggira nel boschetto, tra gruppi di bonghisti, gente che bivacca intorno a dei fuochi, ragazzi che si passano le canne. In molti sembrano riconoscere nella sua descrizione amici o conoscenti, qualcuno gli parla di un certo Valerio perso per sempre. Tra i vari falò reincontra Francesca (scena 4)che gli racconta la leggenda di Valerio: si narra infatti che il primo anno in cui la festa fu organizzata, un giovane di nome Valerio si perse nei boschi e non fece mai ritorno. Da allora, in prossimità dell’alba, tutti insieme gli abitanti festaioli del bosco, riuniti intorno ai loro fuochi, si mettono ad urlare il suo nome; non tanto aspettandosi un ritorno, quanto per compiere un suggestivo rito collettivo.
Solo un uomo, questa volta, urlerà fuori dal coro: “Maddalena, Maddalena!…”